Che cosa ha pubblicato il W3C
Il 10 settembre 2026 il gruppo di lavoro sulle linee guida di accessibilità del W3C ha pubblicato un aggiornamento della bozza di WCAG 3.0. Il documento dichiara di includere «all requirements that have reached the developing status», cioè tutti i requisiti arrivati almeno allo stato «in sviluppo», insieme a una lista aggiornata di linee guida e a modifiche al modello di conformità, cioè al modo di valutare e dichiarare quanto un sito o un’app è accessibile.
WCAG 3 è pensata come successore di WCAG 2.2, lo standard su cui si basano oggi la maggior parte delle regole di accessibilità digitale. Si applica a contenuti web, app e strumenti collegati e vuole coprire un ventaglio più ampio di bisogni, comprese le disabilità cognitive e dell’apprendimento, che l’abstract della bozza nomina espressamente.
Il W3C chiede commenti pubblici: si possono aprire segnalazioni nel repository GitHub del progetto oppure scrivere all’indirizzo di posta indicato nella bozza. Le domande poste riguardano, fra l’altro, se ci sono bisogni degli utenti non coperti e se le modifiche alla conformità aiutano l’adozione.
Che cosa non cambia oggi
La bozza è chiara sui propri limiti. Scrive che «it still has several years of work» e che i dettagli cambieranno; l’elenco finale di requisiti sarà diverso, con requisiti aggiunti, accorpati o eliminati. Quelli con stato «Exploratory» non compaiono nemmeno in questa versione.
Soprattutto, WCAG 3 «does not deprecate WCAG 2»: la nuova versione non annulla la precedente. Per un sito, un’app o un servizio, WCAG 2.2 continua a essere il riferimento usato oggi, ad esempio nello standard europeo EN 301 549. La bozza stessa indica che un contenuto conforme ai livelli A e AA di WCAG 2.2 dovrebbe soddisfare gran parte del livello minimo di WCAG 3, ma che servirà lavoro in più per la piena conformità, perché i test e i punteggi sono diversi.
In pratica: nessuna organizzazione è oggi tenuta a rispettare WCAG 3, e nessuno può dire ora quali requisiti resteranno. Quanto segue racconta la direzione della bozza, non un obbligo.
Linguaggio chiaro: che cosa propone la bozza
Una delle linee guida si intitola «Clear language» (linguaggio chiaro) e ha lo stato Developing. Il suo obiettivo è che chi usa il contenuto lo capisca «without having to process complex or unclear language», senza dover elaborare un linguaggio complesso o poco chiaro. Contiene richieste distinte, alcune «core» (di base) e altre «supplemental» (supplementari).
| Requisito | Che cosa chiede | Tipo |
|---|---|---|
| Abbreviazioni spiegate | Una spiegazione di ogni abbreviazione quando compare la prima volta, con eccezioni per quelle ormai diventate parole | Di base |
| Riassunti disponibili | Per testi lunghi, a partire da 300 parole in paragrafi, un riassunto con frasi brevi e spiegazioni delle parole poco comuni | Di base |
| Linguaggio non letterale spiegato | Spiegazioni o alternative non ambigue per modi di dire e metafore | Supplementare |
| Parole comuni | Uso di parole comuni e definizioni per quelle poco comuni | Supplementare |
| Niente frasi subordinate annidate | Frasi senza subordinate incastrate l’una nell’altra, salvo contenuti poetici, artistici, scritturali o giuridici | Supplementare |
Sintesi dei requisiti come formulati nella bozza. Il testo può cambiare prima dell’eventuale adozione.
La bozza precisa anche che la linea guida avrà eccezioni per i contenuti il cui scopo principale è espressivo più che informativo, come poesia o testi artistici, e che il gruppo sta lavorando con gruppi di internazionalizzazione per verificare come i requisiti funzionino nelle diverse lingue. Per l’italiano, quindi, il modo di applicare e verificare queste richieste non è ancora definito.
Passaggi: elenco completo e passaggio corrente
Nella sezione sull’orientamento dell’utente compaiono due requisiti di base, anch’essi in stato Developing, che riguardano le procedure a più passaggi: l’elenco di tutti i passaggi deve essere disponibile a ogni passaggio, e il passaggio corrente deve essere indicato in modo visibile e leggibile dalle tecnologie assistive. Per il primo la bozza ammette eccezioni, ad esempio quando il numero dei passaggi non è noto o dipende dalle scelte della persona.
Sono richieste che ogni famiglia riconosce: chi ha compilato un modulo lungo sa quanto conti sapere «a che punto sono» e «quanto manca». Per una persona con disabilità cognitive che segue una procedura, vedere dove si è nella sequenza aiuta a non perdere il filo. Non è però una garanzia di risultato: dipende dalla persona, dal contenuto e dal supporto disponibile.
Errori: suggerimenti per correggere
Un terzo esempio riguarda gli errori. Il requisito «Error suggestions provided», supplementare e in stato Developing, chiede che i messaggi di errore includano suggerimenti per la correzione quando l’errore richiede un intervento dell’utente, salvo i casi in cui il suggerimento comprometterebbe la sicurezza o lo scopo del contenuto. Nella pratica: non solo «campo non valido», ma anche che cosa scrivere al suo posto.
Come usare questa notizia
La bozza è una lettura utile soprattutto per capire in quale direzione va l’accessibilità digitale, senza cambiare oggi il modo di scegliere uno strumento. Tre indicazioni concrete:
- Non trattare la bozza come un requisito. Se si valuta un servizio digitale, il riferimento attuale resta WCAG 2.2 e, in Europa, EN 301 549. Chi dichiara «conformità a WCAG 3» oggi dichiara qualcosa che non esiste.
- Usare i temi come domande di prova. Il testo è comprensibile senza rileggerlo? Si vede in quale passaggio si è? Se si sbaglia, il messaggio dice come correggere? Sono domande utili con la persona che usa lo strumento, indipendentemente dallo standard.
- Partecipare, se si ha un’esperienza da portare. Il W3C chiede commenti pubblici: associazioni e organizzazioni che rappresentano persone con disabilità cognitive possono segnalare bisogni che la bozza non copre.
Per un esempio di come un servizio può presentare le istruzioni in modo comprensibile, si veda la guida sulla lettura vocale nelle attività quotidiane.
Dove si colloca AidHome
AidHome non è coinvolta dalla notizia e non dichiara conformità a WCAG 3, che è una bozza. È un supporto educativo e organizzativo: mostra un passaggio per schermata e consente di proseguire o tornare indietro, con istruzioni che usano testo, immagini e lettura vocale. La pagina per educatori e associazioni spiega come si usa insieme alle persone.
Non è un dispositivo medico e non sostituisce il supporto di persone e servizi. Come per la risoluzione ONU sulle tecnologie assistive, un testo in discussione indica una direzione; ciò che cambia per un servizio concreto dipende da decisioni successive.
Fonti e riferimenti
Nota sulla trasparenza: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente revisionato e approvato prima della pubblicazione.