Che cosa ha adottato l’Assemblea generale
Il 2 settembre 2026, nella 112ª seduta plenaria della sua ottantesima sessione, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per consenso una risoluzione intitolata «Access to assistive technology», presentata dal rappresentante del Pakistan. Il documento porta il simbolo A/80/L.110 ed era stato distribuito il 25 agosto 2026 sotto il punto 25 dell’ordine del giorno, «Social development».
«Adottata per consenso» significa che nessuno Stato ha chiesto il voto: il testo passa senza opposizione formale. Alcune delegazioni hanno comunque messo a verbale delle riserve. Il rappresentante dell’Irlanda, a nome dell’Unione europea, ha espresso rammarico per la rimozione dei riferimenti all’Organizzazione mondiale della sanità e per l’indebolimento del linguaggio sulla copertura sanitaria universale rispetto alle versioni precedenti. Il rappresentante dell’Argentina ha sostenuto che ogni Stato resta sovrano nell’interpretazione di alcuni elementi del preambolo.
Nel preambolo la risoluzione riprende due dati dal rapporto globale sulle tecnologie assistive di OMS e UNICEF, del 2022: due miliardi e mezzo di persone hanno bisogno di tecnologia assistiva e, in alcuni contesti, vi ha accesso «appena il 3 per cento». Il testo attribuisce questa distanza a barriere che elenca una per una: scarsa consapevolezza, costi elevati, personale formato insufficiente, difficoltà di accesso fisico e geografico ai servizi, gamma e qualità dei prodotti inadeguate, problemi di manutenzione e di fornitura, disparità nell’accesso al digitale.
Che cosa la risoluzione chiede agli Stati
La parte operativa è composta da nove paragrafi. I più concreti chiedono agli Stati di:
- Assicurare l’accesso con strategie coordinate. Il paragrafo 2 sollecita gli Stati membri a garantire l’accesso alle tecnologie assistive e a mobilitare le risorse necessarie con un approccio integrato e multisettoriale, «anche attraverso strategie e piani d’azione nazionali coordinati» che coinvolgano sanità, istruzione, lavoro e protezione sociale.
- Tenere un elenco nazionale dei prodotti prioritari. Il paragrafo 3 chiede di sviluppare e rivedere periodicamente un elenco nazionale di prodotti assistivi essenziali o prioritari, commisurato ai bisogni della popolazione e alle risorse disponibili, e di sostenere ricerca e innovazione.
- Raccogliere dati disaggregati. Il paragrafo 4 incoraggia a rilevare separatamente bisogno, accesso e fornitura di tecnologie assistive, per capire dove sono i divari.
- Far partecipare chi usa gli ausili. Il paragrafo 5 chiede la partecipazione «piena, effettiva e significativa» di chi usa e beneficia delle tecnologie assistive e delle organizzazioni di persone con disabilità e di persone anziane, in tutte le fasi delle decisioni e non solo alla fine.
- Prevedere l’accesso nelle emergenze. Il paragrafo 6 chiede di includere sistematicamente l’accesso alle tecnologie assistive nei piani di preparazione e risposta umanitaria.
Il preambolo aggiunge un elemento utile a leggere il resto: un sistema di tecnologie assistive ha cinque componenti, cioè cura centrata sulla persona, prodotti, erogazione, personale e politiche. È una precisazione che sposta il discorso dal solo oggetto a tutto ciò che serve perché quell’oggetto arrivi e continui a funzionare — compresi manutenzione e riparazione, che la guida dell’OMS su riparazione, ricondizionamento e riuso aveva affrontato a luglio.
Perché il testo riguarda anche le disabilità cognitive
Quando si parla di tecnologie assistive vengono in mente soprattutto carrozzine, apparecchi acustici e occhiali. Il preambolo della risoluzione è più ampio: riconosce che i prodotti assistivi «mantengono o migliorano il funzionamento fisico, sensoriale, cognitivo, comunicativo e quotidiano» di chi li usa, e che accanto ai prodotti servono politiche, sistemi e servizi, personale formato compreso.
Il funzionamento cognitivo e quello quotidiano sono nominati esplicitamente, allo stesso livello di quello fisico e sensoriale. Nei documenti internazionali questo non è scontato, e conta soprattutto per il paragrafo 3: se un Paese compila un elenco nazionale di prodotti assistivi prioritari, ciò che entra in quell’elenco dipende anche da quali forme di funzionamento vengono considerate.
Il paragrafo 5 aggiunge il metodo: le organizzazioni di persone con disabilità e chi usa gli ausili devono partecipare a tutte le fasi delle decisioni. È il punto su cui associazioni e cooperative possono chiedere conto in modo verificabile, perché riguarda chi siede al tavolo e quando, non un risultato promesso.
Che cosa non cambia da oggi
Una risoluzione dell’Assemblea generale è un impegno politico, non una legge. Non è vincolante per gli Stati, non crea un diritto che una singola persona possa far valere davanti a un ufficio o a un giudice e non modifica da sola quali ausili siano prescrivibili, disponibili o rimborsati in Italia.
Anche il seguito è circoscritto. Il paragrafo 9 chiede al Segretario generale di coordinare l’attuazione «nei limiti delle risorse esistenti»: nessun nuovo finanziamento è stanziato dal testo. I paragrafi sulla cooperazione internazionale invitano donatori e istituzioni finanziarie a sostenere gli sforzi nazionali, ma restano inviti.
Dalla notizia non si può quindi dedurre che qualcosa sia diventato più economico, più veloce da ottenere o disponibile dove prima non lo era. Chi sta aspettando una fornitura, un rinnovo o una riparazione si trova, oggi, nella stessa situazione del giorno prima. Cambia il quadro di riferimento entro cui quelle richieste possono essere argomentate, non la risposta.
Che cosa può farne chi accompagna una persona
Il testo è utile soprattutto come riferimento citabile, quando serve dare una base a una richiesta che altrimenti resta personale. Tre usi concreti:
- Nominare la manutenzione, non solo l’ausilio. Il preambolo elenca la manutenzione inadeguata tra le barriere di accesso. Segnalare che un ausilio esiste ma è fermo da mesi in attesa di riparazione è un problema di accesso riconosciuto, non una lamentela marginale.
- Chiedere di essere ascoltati durante le decisioni. Se un ente locale o un’associazione sta rivedendo criteri o forniture, il paragrafo 5 dà un argomento preciso per chiedere che le persone che useranno gli ausili siano coinvolte mentre si decide.
- Distinguere i piani quando si scrive. In una richiesta scritta conviene separare ciò che la risoluzione afferma da ciò che si sta chiedendo al servizio: confondere i due livelli indebolisce la domanda, perché espone a un’obiezione facile sulla non vincolatività del testo.
Resta valido il criterio che vale per qualunque strumento: prima di chiedere o cambiare qualcosa, conviene osservare che cosa serve davvero in quel momento, come descritto nella guida sugli strumenti per l’autonomia.
Attività quotidiane e limiti di AidHome
Intanto le attività di ogni giorno continuano, e la parte concreta resta capire quale modalità aiuta la persona adesso. AidHome divide attività quotidiane, routine e ricette in passaggi, mostrando un passaggio per schermata con testo, immagini e lettura vocale. La pagina su come funziona AidHome descrive il modo in cui i passaggi vengono presentati e la pagina dell’app raccoglie le funzioni disponibili.
Va detto con precisione che cosa AidHome non è. Non è un dispositivo medico, non è un prodotto assistivo prescrivibile, non rientra negli elenchi nazionali di cui parla la risoluzione e non sostituisce la presenza di un familiare, di un educatore o di un professionista quando serve. È un supporto educativo e organizzativo per una sequenza concordata insieme alla persona.
Che cosa seguire nei prossimi mesi
Due segnali diranno se la risoluzione produce effetti verificabili: l’eventuale adozione o revisione, in Italia, di un elenco di prodotti assistivi prioritari come chiede il paragrafo 3, e il modo in cui il Segretario generale organizzerà il seguito previsto dal paragrafo 9. Entrambi sono osservabili, con tempi lunghi.
Nel frattempo vale la distinzione utile per ogni notizia di questo tipo, la stessa che abbiamo applicato al nuovo standard europeo di accessibilità: un documento adottato indica una direzione, mentre ciò che una persona può effettivamente ottenere dipende da decisioni successive, locali e verificabili una per una. Per il resto, il lavoro quotidiano sull’autonomia nelle disabilità cognitive procede come prima, un’attività alla volta.
Fonti e riferimenti
- Assemblea generale delle Nazioni Unite: progetto di risoluzione A/80/L.110 «Access to assistive technology» (si apre in una nuova scheda)
- GA/12777: General Assembly Sets Modalities for 2028 UN Water Conference, Adopts Text on Assistive Technologies (si apre in una nuova scheda)
- Global report on assistive technology (si apre in una nuova scheda)
- AidHome: autonomia e disabilità cognitive
Nota sulla trasparenza: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente revisionato e approvato prima della pubblicazione.